giovedì, Luglio 16, 2020

Dolcetto o scherzetto? pupi ri zuccaru!

Fino a non molti anni fa i bambini siciliani ricevevano regali solo in due occasioni: per I Morti e per Natale. Ai più piccoli si faceva credere che a portare i doni fossero proprio i parenti defunti, anime buone che anche da morte sapevano come rendere felici i bambini.

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E così per il 2 novembre ci si ritrovava in strada a chiedersi: “Chi ti purtaru i morti?”. Big Jim o Barbie, macchine telecomandate o bambole . E poi c’erano i dolci: pupi ri zuccaru e pupi cu l’ovu. Perché il giorno dei morti era sul serio una festa, con l’abitudine tutta siciliana di fare le strenne ai fanciulli.

Una tradizione, quella di mangiare figure antropomorfe, che nasconde un macabro segreto. Come sanno bene gli etno-antropologi, infatti, mangiare i pupi è un esempio di patrofagia simbolica: in pratica è come cibarsi degli antenati . Ormai da due decenni però anche in Sicilia i bambini hanno imparato a conoscere un’altra tradizione: Halloween, la notte delle streghe.

Così il 31 ottobre vanno in giro vestiti in maschera a chiedere “dolcetto o scherzetto”. E’ l’ennesimo segnale di un tempo in cui il business prevale sulla tradizione e la voglia di far chiasso sul significato di gesti e simboli. Così le zucche e i cappelli da strega hanno troppo spesso sostituito la frutta martorana e i pupi ri zuccaru.

Quella di Halloween è una tradizione esportata dagli Usa, ma di origini celtiche. Furono, infatti, gli Irlandesi emigrati nel nuovo continente intorno al 1840 ad introdurla in America. Gli antichi Celti credevano –infatti- che gli spiriti erranti dei morti tornassero indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. Così i vivi, per non essere posseduti, rendevano le loro case fredde ed inospitali, e si mascheravano da mostri per incutere paura agli spiriti.

Anche in Sicilia la tradizione vuole che i morti facciano ritorno nelle proprie case, la notte tra 1 e 2 novembre. Per questo veniva imbandite la tavola (u cunsulu). Da ciò ha origine l’antica abitudine di preparare i dolci.
Entrambe le tradizioni hanno il loro fascino e meritano rispetto. Tramandarle, seppur con inevitabili adattamenti a forme nuove di pensiero, è un modo per tenere viva la memoria e l’identità di un popolo.

Ma quale significato può avere accettare passivamente quelle altrui, se non quello di una imponente operazione commerciale?
La moderna festa di Halloween opera –infatti- una rappresentazione grottesca della morte, adotta una simbologia macabra, fatta di maschere di mostri, streghe, fantasmi cattivi e casse da morto.

La festa dei morti siciliana punta invece a rinsaldare i legami fra i vivi e i defunti, fra i bambini e i propri antenati. E’ un modo per conservarne la memoria. Per ricordarci che, anche se talvolta ci sentiamo fragili, abbiamo radici profonde.
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