martedì, Agosto 11, 2020

Revocato l’obbligo di dimora per Geluso. E’ accusato di aver alterato atti pubblici

Il gip di Palermo, Cosimo Di Gioia, dispone la revoca dell’obbligo di dimora per l’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso. L’ex primo cittadino era stato arrestato il 4 marzo nell’ambito dell’operazione “Gulash”, condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo. Secondo le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, Geluso avrebbe alterato atti pubblici di una pratica di finanziamento presentata dal Comune di San Cipirello all’assessorato regionale dell’Agricoltura.
Il progetto prevedeva la realizzazione di un centro di informazione turistica. L’opera non venne comunque finanziata perché non risultava inserita dal Comune nel programma triennale delle opere pubbliche

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Geluso finì così ai domiciliari, che gli vennero revocati due settimane dopo. Il Tribunale della Libertà aveva, infatti, disposto in sostituzione l’obbligo di dimora. Due giorni fa il gip ha accolto le richieste degli avvocati Salvino Caputo, Vincenza Romina Lupo e Francesca Fucaloro. I legali avevano chiesto la revoca della misura per cessate esigenze cautelari. Geluso,in attesa del processo, potrà dunque liberamente varcare i confini comunali.

Incandidabilità dell’ex sindaco: si attende la sentenza

Due anni fa il Consiglio dei Ministri ha sciolto il Consiglio comunale di San Cipirello per presunte infiltrazioni mafiose. Per Geluso, ed altri due ex amministratori, il Ministero dell’Interno ha chiesto l’incandidabilità. E due giorni fa si è tenuta la seconda udienza dinanzi al Tribunale civile di Palermo. Alla prima, tenutasi lo scorso 5 giugno, l’Avvocatura dello Stato non si era presentata. Il giudice Caterina Grimaldi Di Terresena si era riservata di decidere. A costituirsi in giudizio erano stati invece Geluso, assistito dagli avvocati Salvino Caputo, Giovanni Puntarello e Sabrina Causa; Giuseppe Clesi, con il suo avvocato Rocco Lentini, e Floriana Russo assistita dall’avvocato Antonino Tramuta. I legali dei tre ex amministratori avevano chiesto l’improcedibilità e l’archiviazione del procedimento.

Lo scorso 9 giugno però l’Avvocatura dello Stato ha inviato al Tribunale una memoria nelle quale si manifesta “il persistente interesse alla definizione del procedimento”. “Ci siamo opposti– ha dichiarato l’avvocato Tramuta –. La nota dell’Avvocatura di Stato è inammissibile. In questo tipo di procedimenti la parte non presente decade”. Il giudice Grimaldi si è riservato di decidere. La sentenza è attesa nei prossimi giorni. (LEAS)

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