giovedì, Luglio 16, 2020

1′ maggio a Portella senza corteo

Domani 1′ maggio, per la Festa del Lavoro, non ci saranno cortei né manifestazioni. Non mancherà però il ricordo delle vittime della strage.

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Il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, Serafino Petta, testimone della strage e presidente onorario dell’associazione Portella della Ginestra ed il sindaco Rosario Petta si recheranno alle 9 al cimitero di Piana degli Albanesi e poi al sasso di Barbato, a Portella, per deporre due corone in ricordo delle vittime dell’eccidio del 1°maggio  1947.


    “Sarà un Primo Maggio diverso, per la prima volta senza manifestazioni, senza il contatto diretto con i  lavoratori e gli abitanti delle comunità di Piana e dei paesi vicini. Per la prima volta in questi 72 anni, a causa dell’emergenza coronavirus,  mancherà  a tutti il  corteo che ogni primo maggio parte dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi per raggiungere in migliaia a piedi, con la banda che suona e i nostri striscioni, il memoriale di Portella della Ginestra” ha dichiarato il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo.

“Da 73 anni festeggio il Primo maggio a Portella della Ginestra e per la prima non sarà come gli altri anni.  E’ una cosa che mi rattrista molto:  ogni anno mi ritrovo in mezzo a tanti compagni, a tanti amici. Domani saremo  io e il segretario generale della Cgil Palermo, che rappresenteremo col cuore tutta la comunità di Piana, San Giuseppe Jato, San Cipirello, i dirigenti e militanti della Cgil e quanti sono stati sempre in questi anni presenti con noi sotto il sasso di Barbato  – ha detto Serafino Petta, 89 anni, superstite di Portella  – Non esco da due mesi per la pandemia. Ma non ero mai mancato a quest’appuntamento.  Tanta gente avrebbe voluto essere con noi domani. Ma davanti a un nemico che non si vede, dobbiamo stare attenti. Rappresenteremo tutti   con la stessa commozione di sempre.  Lo devo alla mia gente, a chi ha combattuto, a chi lotta per i pericoli del presente. E come ogni anno non smetterò mai di chiedere verità e giustizia su questa strage. Per noi è un fatto grave e  vergognoso che, anche con tante testimonianze su chi sparò a Portella, non sia stata scritta una parola definitiva sull’eccidio. Lo dobbiamo ai giovani, anche a quelli che verranno domani, che chiederanno di conoscere la verità”.  “Quel giorno- ricorda Petta – eravamo in quattro della mia famiglia, mio padre,  mio fratello e mia sorella, di 7 anni. Io avevo 16  anni. Quando spararono, mi nascosi in una buca. Mia sorella era sul mulo con mio cugino, che la prese subito in braccio e il mulo scappò via. Io  sono rimasto in quella buca fino alla fine della sparatoria”.

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